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| Brotini, la new-entry Maela e il Cerbioni poco dopo la partenza. |
Come si fa a restare a letto con una giornata come questa? Si fa, si fa, a giudicare da tutti coloro che avevano preferito starsene al calduccio invece di presentarsi tutti pimpanti all'appuntamento solito. Insomma, se non si va a camminare con una giornata come questa (serena, limpida, calda ma non torrida, ideale insomma) tanto vale mettersi in pantofole a vita. Così ci siamo detti stamani quando, contandoci - e c'è voluto poco -, abbiamo dovuto riscontrare che eravamo solo in tre (io, il Cerbioni e il Brotini). E meno male che il Cerbioni ha pensato bene di invitare un nuovo acquisto; una sua amica (di nome fa Maela -credo-) che oltre ad incrementare di un buon 25 per cento il numero dei presenti si è dimostrata camminatrice entusiasta e preparata.
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| Panorama su Monte Serra e San Miniato |
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| Panorama con ginestre |
Essendo così pochi ecco che la scelta è stata facile e si è rivelata particolarmente azzeccata. Dunque: partenza da Cafaggio e poi, saliti a Cusignano abbiamo cominciato un lungo giro a semicerchio che ci ha portato a Collebrunacchi e quindi a Gello e da lì a San Quintino da dove siamo scesi fino a ritornare alle auto. Sempre di buon passo e sempre d'accordo sulla direzione da prendere non ci siamo nemmeno accorti che abbiamo camminato per 2 ore e 40! Ad un mio rapido calcolo effettuato con lo spannometro (ma poco lontano dal vero) è risultato che abbiamo fatto circa 13 chilometri (forse più che meno); una bella passeggiata e di una lunghezza che non si sperimentava da tempo, ormai. In definitiva abbiamo camminato dalle 8 e 10 alle 10 e 50 e non ce ne siamo nemmeno accorti (si fa per dire...). Bellissimi paesaggi con panorami su Meleto, su Barbialla, su San Miniato e sempre nella bellezza primaverile della natura, passando tra cespugli di profumatissime ginestre in fiore. Ho anche potuto notare che la chiesetta di Cusignano ha una vetrata rotonda che porta i simboli dei pellegrini della Francigena: la Palma e la Conchiglia: non l'avevo mai notato.
Il resoconto fotografico si può trovare al solito indirizzo di 4shared mentre qui allego tre piccole foto a ricordo dell'escursione.
R.M.
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| Francesca e il Panicacci verso Collegalli |
Eccola qua, la prima domenica d'Estate! E come mai siamo solo in otto? Boh! Comunque quelli che ci sono, ci sono tutti. Facciamo l'appello: io (altrimenti non ci sarebbe nemmeno questa cronaca), e poi il Brotini, il Cerbioni, il Caciagli, Francesca e il Panicacci con il Barone. Manca a sorpresa il Chimenti: che si sia perso tra le macchie di mirto? All'ultimo momento si accoda anche il Brucini, in attesa di vederci sfilare con le auto davanti a casa sua. Nalla solita manfrina sul dove si va e dove non si va per questa volta la spunta il Brotini: "O perché non si lasciano le macchine a Fornacino e si sale su per la strada che va a Collegalli?" butta lì lui, con noncuranza. Beh, nessuno ha un'alternativa migliore (e nemmeno un'alternativa qualsiasi) e così tutti gli si dà retta. S'arriva a Fornacino, ridente località assai poco affollata sulla strada che dal Genovini sfreccia dritta come un righello verso Corazzano, e ci s'avvia per la stradina bianca, sulla sinistra.
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| Brotini, Caciagli e Cerbioni in vista di Collegalli |
Cammina cammina, alla fine si incrocia una strada bianca anch'essa, ma larga e polverosa abbastanza. Sulla destra si sale verso la Croce e poi a Collegalli. All'inizio la salita pigia di brutto, ma poi, approfittando dell'ombra e della pendenza che si fa via via meno ripida, ecco che ci si abitua a quel camminare. A mezza strada il Brucini, spaventato dalla lunghezza del percorso, saluta tutti e torna indietro nonostante le insistenze del Barone, sicuro di trovare una scorciatoia da qualche parte.
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| Ginestre in fiore ai lati della strada |
Noi si procede, indomiti. Passato Collegalli (a proposito: niente maiali nel recinto. Occheè successo?) si prosegue ancora fin quasi a Balconevisi dove, con provvidenziale deviazione a destra un'opportuna discesa ci fa calare in quattro e quattr'otto proprio davanti alle macchine in attesa a Fornacino. Durata escursione? 2 ore e venti. Kilometri? Più di 10; sicuramente.
Alla prossima.
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Ovvìa, oggi siamo un discreto numero: otto! Sì, perché insieme al fedele cronista di queste zingarate in terra samminiatese (o giù di lì), ecco che all'appuntamento dell'ex-Liceo c'erano già, fermi ad aspettare, Cerbioni e Brotini (entrambi automuniti). Quando poi si sono materializzati il prof Caciagli e, con auto proveniente dal Basso, l'Ammannati e il Panicacci, c'era da star certi che la penuria di camminatori registrata l'altra settimana era solo un ricordo. E mica è finita qui! Ecco (puntuale come un'allergìa primaverile) il Chimenti e, aggiunto all'ultimo momento, il Brucini; otto, insomma, cvd.
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| Giaggiolo viola |
"E ora?" sorge spontanea nei presenti la domanda che prelude allo svelamento dell'itinerario maggiolaio. Qualcuno ha un'idea reazionaria: "Perché non si torna dove siamo andati (noi tre) l'altra domenica?". Ragazzi, nessuno s'oppone alla provocatoria idea e così, scarpon scarponi, lasciate le voitures al solito spiazzo moriolese (ché tanto s'abbisogna al nostro scopo) si rifà lo stesso percorso dell'altra domenica e cioèadire: strada di Bramasole e, presso Collebrunacchi: dietrofront! si torna alla auto con due brevi e velleitarie deviazioni (tanto per allungare il brodo). Oè; non vorrei esser frainteso: la passeggiata è stata gradevole, panoramica e confortata da notevoli digressioni (alle quali dettero minore o maggior apporto tutti i soci scarpinatori) vertenti su storia, natura e politica e arricchite da detti celebri, aforismi, sentenze, citazioni latine e dotte disquisizioni. Se si considera che c'era il sole, faceva calduccio e non tirava vento ecco che la giornata iniziò e finì con generale soddisfazione tanto è vero che in due orette tutto era finito.
NOTA: Essendo l'itinerario lo stesso di una settimana fa le foto a ricordo sono poche. Una però che merita è quella di un bellissimo giaggiolo viola che, in compagnia di molti suoi pari, trovammo presso Collebrunacchi e che qui, fotografatolo da vicino, fedelmente rappresentiamo.
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D'accordo che ieri era Pasqua, d'accordo che oggi è Pasquetta. ma insomma mi aspettavo di trovare non dico folla, ma almeno un gruppo di camminatori un pò più nutrito di quell'unico esemplare di Socio della celebre Compagnia che mi aspettava al Piazzale dell'ex-Liceo e che va sotto il nome di Cerbioni.
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| Processionarie |
Ci siamo guardati incerti: "Che si fa?"; "Un c'è più nessuno?"; "Occheoresò?" sperando che l'oriolo, indicante un minuto alle otto andasse indietro. S'era già per prendere drastiche ed inappellabili decisioni (tipo: tornarsene a casa o; impegnarsi in una triste camminatina di ripiego o anche: rimettersi a letto) quando, lemme lemme, toh! ti arriva il Chimenti. Beh, se in 2 siamo solo una coppia di bìscheri, in tre siamo un gruppo; sparuto magari, spartano forse, ma gruppo.
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| Io e il Cerbioni sulla via di Bramasole |
Lasciata l'auto (una sola non solo è bastata: è avanzata) nei pressi di Moriolo, s'è preso la famigerata strada di Bramasole e s'è seguita alla bell'è meglio condendo la camminata con divagazioni etnologiche (incontro con un corteo di processionarie; rinvenimento di una orchidea di campo...) e con fortunose deviazioni su strani ed inauditi sentieri prese d'amblé, per gusto d'avventura.
Insomma, due orette belle piene l'abbiamo occupate e c'è stato anche il tempo di visitare la chiesina di Moriolo.
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| Alberto Chimenti davanti alla Val d'Egola |
Contenti poi per la bella escursione (andate a rivedervi le foto..) e per aver contribuito a salvare l'Ambiente (grazie al Chimenti che, preso da sacro furore ecologista, ha pensato bene di sterminare - da solo! - un'intera tribù di processionarie, una specie di cattivissimi bruchi dediti a turpi e vilissimi attentati ai nostri beneamati pini toscani) non c'è rimasto che salutarci e darci appuntamento ad una prossima volta (sperando d'esser di più).
A presto.
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Bella giornata: sole! Quanti siamo? 9! (Nove!).
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| In cammino da Casale a Cusignano |
Contiamoci: io e altri otto tra i quali rifulge Alberto Chimenti (per via dell’argentea capigliatura). Ci sono anche (mi par di ricordare): Francesca Brotini (dopo lunga assenza), Barone Ammannati e Panicacci (from SMB), Prof Caciagli con bastone, Cerbioni, quel nostro amico con cane-Gèkke al seguito e, dopo due curve, Brucini automunìto.Alla Borghigiana solito parcheggio presso i noci. E ora? Oicchessifà? Si va verso Casale.
E così ci arrampichiamo in ombra verso il pianeggiante crinale che occhieggia San Miniato (del quale ci delizia il notevole panorama seppur con torre di Duomo orrendamente fasciata da improvvida - ma utile, si spera - impalcatura verde).
Dopo due o tre bivi, in vista di Cusignano, ecco le prime défaillances: Gekke e padrone di Gekke accompagnati dal Cerbioni, decidono di lasciarci e tornarsene indrìo. Come unico commiato alla sconcertata Compagnia, l’addio del Morandi (vedi *).
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| L'insolita salita che sale a Marzana |
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| Omaggio a Gékke (Jack) |
Noi, ovvio, proseguiamo, e dopo alcune alterne ma facili digressioni fangopratesche, ci ritroviamo quatti quatti su quella strada che, scendendo dal colle appena traversato si dirige verso il Volpaio. Qui ci si accorge, sgomenti, che è troppo presto per tornarcene da dove siamo venuti. O allora? Allora, proprio dall’altra parte della strada che sale a Collebrunacchi si vede una viuzza, sia pure asfaltata, che andrebbe (si dice) a Marzana. Allora via! su per quella, salvo, (e ti pareva!) abbandonarla dopo una curva per sperimentare una salita tutta nuova tra ulivi freschi di potatura e viti ancora spoglie. Un pò di fiatone ma da lassù panorama notevole. Com’è, come non è, eccoci allora al Castello di Marzana dal quale in quattro salti in discesa si arriva alla stradina che, provenendo dal Convìo, ci riconduce, via Gargozzi ed in meno di due ore, alle auto, immobili alla Borghigiana in dolce attesa.Anche per oggi (ed è Primavera!) è fatta.
(*) Addio del Morandi. Modo di dire per indicare qualcuno che lascia una compagnia senza sdilinquirsi in tanti saluti. Deriva da tale Geppo Morandi ondaiolo, che, nel bel mezzo ad una discussione tra amici tra le una e le due di notte, dopo essersene stato zitto ad ascoltare i discorsi degli altri per tutto il tempo, ad un tratto sbottò dicendo: “Bonanotte, schifi!”. E se ne andò senza profferir altra parola.
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| Alberi esotici a Balconevisi |
Beh, la giornata non sembrava proprio eccezionale ma, dando credito alle previsioni meteorologiche del TG, ci siamo diretti fiduciosi verso il solito piazzale di Balconevisi. Da lì, ovviamente, partono alcuni itinerari tra i più gettonati dalla ComBuCam (Acronimo che sta per: Compagnia del Buon Cammino).
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| Turi e Chimenti presso Collegalli |
Questa volta, stante il poco tempo a disposizione di alcuni partecipanti (che erano, oltre a me, il Chimenti, il Turi, Panicacci, Ammanati e Brucini) abbiamo optato per l'itinerario classico che sarebbe: Balconevisi-Collegalli e ritorno per la stessa strada.
Come sempre la passeggiata è risultata piacevolissima e si è conclusa con soddisfazione di tutti i partecipanti.
R.M.
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